Il futuro che non si vede

Caso Quarto, "rigidità del Movimento": un ossimoro a 5 Stelle

Caso Quarto, "rigidità del Movimento": un ossimoro a 5 Stelle

Il caso Quarto sta dividendo il popolo della rete. Tanto che i membri del cosiddetto "direttorio" del M5s, Di Maio, Di Battista e Fico, hanno pensato bene di giustificarsi in diretta, forse fin troppo. Ma la riflessione che nasce è un'altra. Se il sindaco di Gela è stato espulso, se quello di Quarto, in provincia di Napoli è stato espulso, e se Pizzarotti a Parma è in bilico, nasce spontanea la domanda: perché ogni volta che un sindaco pentastellato entra a contatto con la pubblica amministrazione è costretto a dimettersi o essere espulso?
Delle due l'una; o i membri del movimento sono troppo rigidi, oppure il sistema è troppo morbido, dedito al compromesso facile e imperfetto.
Se fosse vera la prima ipotesi, il rischio è che in un ipotetico governo grillino con maggioranza assoluta in parlamento, la rigidità potrebbe dare corso ad una possibile e pericolosa deriva autoritaria, (un po' come quella islamista del governo Erdogan in Turchia, per intenderci) mentre se fosse vera la seconda ipotesi, ovvero che il "sistema", cioè l'attuale compagine di partiti e partitini dediti all'arte del compromesso, del trasformismo e del clientelismo, sia morbido e facilmente permeabile, allora avremmo una deriva di corruzione e malaffare.
Due direzioni di senso non auspicabili per un paese che vanta uno dei modelli di Costituzione più alti mai espressi e che vorrebbe proiettarsi verso una nuova terza Repubblica. Ma mentre la prima possibilità è un'ipotesi tutta da verificare, la seconda è ampiamente documentata dalle pagine di cronaca giudiziaria delle maggiori testate.

Silvio Aparo